Come gestire il paziente disfagico durante il pasto

Salvo diverse indicazioni da parte del personale sanitario esperto nella gestione della disfagia (7) si suggeriscono le seguenti modalità di somministrazione di alimenti e farmaci, nonché di assistenza al paziente disfagico durante il pasto:

  1. Il paziente, prima di iniziare a mangiare, deve essere correttamente posizionato. La posizione migliore per alimentarsi è sicuramente quella seduta. Il paziente disfagico (ad esclusione di casi specifici di posizionamento suggeriti dal personale sanitario esperto nella gestione della disfagia) deve essere seduto dritto, con un comodo sostegno per gli avambracci e i piedi appoggiati a terra. Se tale posizione non può essere assunta, è necessario posizionare il paziente a letto, il tronco è indispensabile che sia alzato il più possibile, anche utilizzando più di un cuscino da utilizzare come appoggio alla schiena.
  2. L’ambiente in cui viene somministrato il pasto deve essere tranquillo, silenzioso e ben illuminato.
  3. Il paziente disfagico deve mangiare lentamente, rispettando per ogni singolo boccone il volume consigliato e non introducendone un secondo se quello precedente non è stato totalmente deglutito (attenzione ai residui di cibo che permangono in bocca). Il pasto tuttavia non può, durare in media più di 45 minuti, altrimenti la conseguente stanchezza e distraibilità del paziente incrementerebbero i rischi d’inalazione. Sarà quindi compito di chi assiste il paziente durante il pasto di controllare il livello d’attenzione ed eventualmente decidere di interrompere il pasto ai primi segnali di stanchezza.
  4. Di tanto in tanto far eseguire dei colpi di tosse per controllare la presenza di cibo in faringe.
  5. Qualsiasi sia la posizione assunta inizialmente, è indispensabile evitare che il paziente disfagico cambi postura durante la somministrazione del pasto, alzando ad esempio la testa verso l’alto. Per Impedire che ciò accada è importante utilizzare opportuni input verbali ed una corretta modalità nell’imboccare.
  6. Il paziente non deve essere distratto in alcun modo durante il pasto, non deve parlare, né guardare la televisione.
  7. I farmaci, se devono essere somministrati per os, vanno prima polverizzati e poi aggiunti ad una piccola quantità di frutta frullata, al fine di creare un composto omogeneo e facilmente deglutibile.
  8. Per almeno 15 minuti dopo il pasto il paziente disfagico deve rimanere seduto e successivamente è indispensabile provvedere all’igiene orale, per prevenire tra l’altro l’aspirazione di particelle di cibo che possono rimanere in bocca. Specialmente all’inizio del trattamento riabilitativo della deglutizione, non è possibile utilizzare dentifrici e colluttori in quanto potrebbero essere ingeriti dal paziente o, peggio ancora, inalati, per questo si consiglia l’utilizzo di una garza sterile o uno spazzolino per bambini a setole morbide, imbevuti con piccole quantità di bicarbonato di sodio.
  9. Non utilizzare MAI liquidi per mandare giù il cibo se il paziente non ha dimostrato un’adeguata protezione delle vie respiratorie.
  10. La somministrazione dei liquidi, quando è consentita, deve avvenire anche con l’ausilio del cucchiaio (per dosarne meglio la quantità), ma deve necessariamente essere preceduta dalla rimozione di eventuali residui alimentari dalla bocca.

Rischi di una scorretta somministrazione dell’alimentazione

Il rischio maggiore in cui si può incorrere somministrando il pasto ad un paziente disfagico, è il passaggio di cibo nelle vie aeree. Quand’esso si manifesta con senso di soffocamento, tosse insistente e comparsa di colorito rosso o cianotico, il fenomeno è francamente chiaro a chi sta somministrando il cibo. Rilevare il passaggio di piccole  quantità di alimento nei bronchi è molto più difficile, in quanto spesso può non essere avvertito dallo stesso paziente.

Devono indurre in sospetto alcuni segnali tra i quali:

  • comparsa costante di alcuni colpi di tosse involontaria, subito dopo o comunque entro 2-3 minuti dalla deglutizione del boccone;
  • comparsa di velatura nella voce o di raucedine dopo la deglutizione di un boccone;
  • fuoriuscita di liquido o cibo dal naso;
  • presenza di febbre, anche non elevata (37,5-38 °C), senza cause evidenti; la febbre può essere infatti un segno di infiammazione od irritazione dovuta ad alimenti passati nelle vie aeree.

Se viene rilevato anche uno solo di tali casi, è bene che si segnali subito al medico e/o comunque a chi si occupa in prima persona del disturbo disfagico. È utile sottolineare che il passaggio di alimenti nell’apparato respiratorio, attraverso la trachea nei bronchi e quindi nei polmoni, anche in piccole quantità ma con episodi ripetuti nel tempo, può dar luogo ad una forma di polmonite, che inizia come un’infiammazione ma può evolvere, specialmente se la penetrazione di sostanze alimentari nei bronchi persiste, verso una forma infettiva più grave.

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